Nozioni di material handling: le scaffalature

Venerdì, 18 Dicembre 2020

Categoria: Prodotti e Servizi

Dopo aver descritto le componenti di un magazzino e le unità di carico, in questo terzo articolo della rubrica Nozioni di Movimentazione parliamo delle caratteristiche delle scaffalature e della loro importanza per una corretta gestione del material handling all’interno dei magazzini.

Nella puntata precedente della rubrica abbiamo analizzato le unità di carico, il primo dei tre "sistemi di handling". Prima di passare ai mezzi di movimentazione, che affronteremo negli articoli dei prossimi mesi, in questo articolo descriveremo le scaffalature.

Un punto fondamentale per stabilire le dimensioni e il tipo di scaffalatura adatti per un magazzino consiste nel definire l’unità di carico: solo partendo dalle sue caratteristiche è infatti possibile scegliere adeguatamente le strutture del magazzino che serviranno per lo stoccaggio dei materiali movimentati.

Il secondo punto da affrontare riguarda la selettività, cioè il rapporto tra il numero di movimenti utili e il calcolo dei movimenti necessari per accedere a una determinata unità di carico. Attraverso l’analisi della selettività di un magazzino è possibile determinare se il tipo di scaffalatura scelto permette effettivamente di accedere in qualsiasi momento a qualsiasi unità di carico, oppure se è inadeguato alla movimentazione dei materiali nel magazzino. Questa analisi non può dunque prescindere da una importante distinzione tra i sistemi di scaffalatura:

  • i sistemi di scaffalatura tradizionali o a singola profondità, che prevedono il posizionamento singolo delle unità di carico;
  • i sistemi di scaffalatura speciali o intensivi, caratterizzati da profondità multipla, nei quali le unità di carico vengono posizionate una davanti all’altra.

Per fare un esempio, se in un magazzino devono essere collocate unità di carico differenti tra loro o formate da articoli deperibili (come i prodotti alimentari, che hanno una scadenza), un sistema intensivo non sarà adatto allo scopo, in quanto impone la necessità di compiere movimenti inutili. Al contrario, se nel magazzino sono presenti numerose unità di carico di uno stesso articolo, un sistema intensivo ci consentirà di risparmiare spazio e risorse economiche.

La terminologia delle scaffalature tradizionali
Per quanto riguarda i componenti delle scaffalature tradizionali, gli elementi verticali sono detti montanti: sono costituiti da profili di acciaio, opportunamente sagomati e muniti di asole con un passo di pochi centimetri una dall’altra.
Una coppia di montanti collegati insieme è definita spalla e determina la portata di una scaffalatura.
Le asole sui montanti servono al montaggio degli elementi orizzontali, detti correnti.
L’insieme formato da due spalle e dai correnti che le collegano si definisce campata.
Le scaffalature di norma vengono montate accoppiate e in questo caso si definiscono bifronti, poiché si affacciano su due corridoi.

Le tipologie delle scaffalature tradizionali
Dal punto di vista strutturale le scaffalature tradizionali, o a singola profondità, vengono suddivise nelle seguenti categorie.

1. Scaffalature porta pallet: sono presenti in tutti i magazzini del mondo. Si distinguono per il fatto che i pallet sono appoggiati sui correnti. Se la scaffalatura è accoppiata, si parla di scaffale bifronte. Nell’immagine qui sotto si nota un operatore che si accinge a prelevare un pallet da uno scaffale porta pallet per mezzo di un MTC, un carrello trilaterale per corsie molto strette.

 

2. Scaffalature a ripiani: sono una variante delle scaffalature tradizionali e consentono di sfruttare altezze maggiori. Nell’immagine qui sotto è raffigurata l’esecuzione di un’operazione di picking tramite un commissionatore MO10S su uno scaffale a ripiani.

 

3. Scaffalature a mensola, o cantilever: hanno la caratteristica di essere privi del montante anteriore, quindi si tratta di strutture a sbalzo. Sono utilizzati per lo stoccaggio di carichi lunghi: nell’immagine si nota lo stoccaggio di un’unità di carico su un cantilever tramite un carrello GDP30VX diesel.

Le tipologie delle scaffalature speciali
Dal punto di vista strutturale le scaffalature speciali, o intensive, vengono suddivise nelle seguenti categorie:

  • scaffalature statiche (drive in, a gravità e autoportanti);
  • scaffalature dinamiche (scaffalature mobili, caroselli orizzontali, rotanti verticali, automatici verticali e dispenser).

Vediamo alcuni esempi.
La scaffalatura drive in è un sistema in uso da diversi anni. Queste scaffalature sono di tipo LIFO (Last In First Out), ovvero il primo pallet che posso prelevare è l'ultimo a essere stato posizionato sullo scaffale. Il limite del sistema drive in è che è adatto a gestire un solo articolo appartenente a un solo lotto, all'interno di ogni singolo “canale” pallet.
Un altro sistema intensivo è la scaffalatura a gravità per pallet: il suo principio di funzionamento prevede che i pallet appoggino su dei rulli, montati su un piano inclinato, e avanzino verso il fronte dello scaffale per gravità. A differenza del drive in, è un sistema FIFO (First In First Out): il primo pallet che posso prelevare è il primo a essere stato posizionato sullo scaffale. I limiti di questo sistema sono il costo elevato e la necessità di posizionare un solo codice per corsia, ma in alcuni casi consente un importante risparmio di superficie.

Dopo aver passato in rassegna le varie tipologie di scaffali è importante ricordare che non esiste un sistema migliore in assoluto: ogni scelta dipende dall’analisi del tipo di unità di carico e della selettività, un procedimento che è in grado di garantire l’adozione del sistema di scaffalatura più adatto per ogni specifico magazzino.

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